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Marche Pride 2026 – Lotta Manifesta

Introduzione

I giorni che hanno separato il Pride dell’anno scorso a quello che si terrà quest’anno sono stati intrisi di eventi drammatici, dal punto di vista civico, etico, economico e politico: dalla guerra in Iran che ha messo in ginocchio l’Europa, decisa unilateralmente da un dittatore incapace di mantenere una coerenza politica e diplomatica, a un governo italiano che non riesce a convivere col dissenso e trova ogni modo per sopprimerlo usando ogni strumento alternativo al dialogo, tramite il DDL Sicurezza e l’attacco ai centri sociali. Queste figure operano volendo far credere di rimanere dentro i confini democratici, spesso fallendo miseramente, ma con l’obiettivo di smantellarli.

Fortunatamente in Italia ci sono solo riusciti parzialmente, in quanto il popolo è riuscito a proteggere la Costituzione e l’indipendenza della Magistratura con il Referendum di Marzo, e anche in Ungheria è riuscita a prevalere la democrazia. Ma l’ondata nera europea non si ferma – guidata da un gruppo di oligarchi che controlla quasi l’intero conglomerato di media, social, algoritmi e feed che influenzano le nostre opinioni, ha guadagnato terreno in diversi territori europei.

L’esistenza e il parziale rilascio degli Epstein Files è stato determinante nel processo di consapevolezza da parte della popolazione – nonostante ne siano state rilasciate solo alcune parti, mostrando prima solo i nomi delle vittime e poi censurando massivamente pagine e contenuti per proteggere alcune persone politicamente importanti coinvolte nei fatti, si è svelato un riflettore dietro alle personalità che hanno il potere di controllare le nostre vite, e quali sono i loro interessi. Si sta cominciando finalmente a diffondere l’idea che il concetto di Destra vs Sinistra sia un modo di alzare un polverone politico e ideologico che distolga l’attenzione dalla (op)pressione che la classe oligarchica multimiliardaria impone sui governi e sui popoli.

In questo panorama sociale di incredibile tensione, le soggettività LGBTQIA+ ne pagano sempre le spese, per questo il Pride assume, nel contesto storico attuale, una valenza ancora più politica – è l’occasione per la nostra comunità di unirsi e partecipare alla “lotta” pacifica dal basso verso questi sistemi che continuano ad opprimerci e ingannarci. Per questo ci troviamo a scendere in piazza – lo facciamo con i nostri corpi, le nostre storie e la nostra fiducia nei valori della libertà e dell’autodeterminazione di ogni persona. Noi vogliamo tutto, e non indietreggeremo di un passo nella nostra marcia.

Il manifesto del Marche Pride, per questioni di accessibilità, è diviso in punti per garantire la massima accessibilità del testo, e contiene le principali istanze della nostra comunità.

Lotta all’omolesbobitransfobia

Nella Rainbow Map redatta da ILGA per il 2025, risultiamo 36° su 49 nazioni europee in merito alla tutela dei diritti delle persone queer, con un pessimo punteggio di 24/100. Non ci stupisce la pessima performance – è la conseguenza di un attacco incessante da parte degli esponenti del governo alla nostra comunità. Dal blocco degli interventi delle associazioni queer nelle scuole, all’attacco da parte del Ministero dell’Educazione a corsi universitari incentrati sul concetto di queerness, all’assenza di una legge che crei tutele specifiche per persone LGBTQIA+ rispetto alla discriminazione e violenza omolesbobitransfobica.

Chiediamo che venga ratificata immediatamente una legge che tuteli le persone queer da discriminazioni e violenza di stampo omolesbobitransfobico.

Chiediamo che venga rimosso il ban nelle scuole a temi legati all’identità di genere e orientamento sessuale.

Chiediamo che vengano costruiti appositi percorsi in contesto scolastico di sensibilizzazione alle identità e alla violenza, a prescindere dal coinvolgimento delle suddette associazioni esterne, attraverso programmi quali l’Educazione Civica.

Genitorialità

Il quadro non potrebbe essere più drammatico. A valle della criminalizzazione universale della GPA, il governo ha mantenuto una postura di ferro nel bloccare l’accesso alla genitorialità per persone queer, nonostante la terribile crisi demografica che registra record in negativo ogni anno, e nonostante il sollecito subito dalla Corte Costituzionale in merito. Le notizie positive in merito vengono sempre e solo dalla magistratura, della quale il governo voleva minare l’indipendenza, ma i traguardi sono pochi, frammentati, e spesso vengono poi smentiti qualche sentenza dopo.

Chiediamo pertanto l’equiparazione legislativa delle coppie queer alle coppie eterosessuali rispetto al tema dell’adozione.

Chiediamo che entrambe le persone della coppia vengano riconosciute come genitori dal punto di vista legale, aldilà degli eventuali legami genetici di maternità o paternità.

Chiediamo la revoca della legge ratificata nel 2024 che criminalizza universalmente la GPA.

Chiediamo di costruire un percorso, ispirandosi anche alle legislazioni avvenute in altri paesi europei, per arrivare a garantire la GPA e PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) anche in Italia, in modo che tutte le parti coinvolte nel processo risultino tutelate.

Legge 194 e interruzione della gravidanza

Il legame a doppio dito tra i partiti al Governo e le associazioni Pro Vita di stampo cattolico è sempre più trasparente, il che rende sempre più difficile l’accesso all’aborto, soprattutto in diverse regioni d’Italia, quali le Marche e molte zone del Sud Italia.

Ma il motivo per cui l’aggiornamento di questo punto per quest’anno sarà scarno è di per se il problema: a Marzo 2026 sono stati presentati, con ben 2 anni di ritardo (scadenza originale: Febbraio 2024), i dati e statistiche relativi alla pratica abortiva su tutto il territorio italiano. Questi documenti sono fondamentali in quanto sono il modo in cui è possibile evidenziare criticità sull’accessibilità all’aborto, che ribadiamo essere una pratica medica e un diritto di ogni persona con utero. I dati stessi, nonostante i ritardi, preoccupano molto: più di un ginecolog* su due (57%) è obiettrice, e nemmeno 3 consultori su 4 dichiara attualmente di svolgere attività di counseling e certificazioni necessarie per l’IVG, a valle degli interventi delle associazioni Pro Vita al loro interno.

Questi dati sono enormemente preoccupanti, e il rilascio così tardivo mostra un totale disinteresse da parte del governo di rispettare le scadenze fissate per legge, creando enormi difficoltà per le regioni che devono gestire il bilancio economico e gestire le risorse per la Sanità, dovendosi basare su statistiche ormai estremamente datate.

Chiediamo pertanto che l’accesso all’aborto diventi semplice, e che le amministrazioni regionali abbiano a disposizione, ogni anno, i dati più aggiornati riguardanti la pratica abortiva per poter monitorare l’accessibilità a questo diritto in maniera capillare nel territorio nazionale.

Chiediamo che chiunque voglia sottoporti a questo servizio sanitario non sia influenzato da associazioni di parte, e che i consultori tornino a essere dei luoghi sicuri.

Persone trans*

In questi mesi non sono finiti gli attacchi alle persone Trans*: basta alla decisione del COI di escludere a priori le persone T* dal competere alle Olimpiadi, continuando il falso mito del presunto vantaggio non supportato da basi scientifiche, in un contesto come quello della competizione sportiva costruito basandosi sulle differenze tra gli individui, che siano biologiche, genetiche o culturali. Le atlete T*, soprattutto in America, sono state nel mirino incessante da parte delle legislature allineate all’ideologia totalitaristica trumpiana. Le statistiche rivelano quanto questo sia uno specchietto per le allodole che inganna molti elettori di destra – sono state, solo in questi 4 mesi , ratificate circa 760 leggi che colpiscono le atlete trans, che sono meno di 10 a livello nazionale (a contarle, sono circa 80 leggi cadauna).

Ma non serve pensare agli USA – anche in Italia, è stato depositato un disegno di legge per rendere più complicato l’accesso agli inibitori della pubertà, strumento fondamentale per il processo di transizione di genere per persone transgender minorenni. Non dimentichiamo che agli ultimi report disponibili siamo, in relazione al numero di abitanti, il paese peggiore in Europa per tasso di incidenza di transicidi legati a motivi omolesbobitransfobici.

Chiediamo pertanto che i percorsi di transizione siano gratuiti e accessibili da strutture pubbliche.

Chiediamo che venga superato il concetto di disforia di genere come malattia, e che le identità trans non siano più patologizzate dalle istituzioni.

Chiediamo che la burocrazia del cambio documenti legata alla transizione di genere venga significativamente snellita per agevolare l’accesso delle persone transgender al diritto di affermarsi civicamente nel loro genere di elezione.

Chiediamo l’accesso gratuito agli ormoni.

Chiediamo formazione specifica per il personale sanitario, in modo che possano supportare adeguatamente le individualità trans*, aldilà del loro grado di medicalizzazione.

Chiediamo che vengano certificate e riconosciute le carriere alias in tutte le scuole d’Italia.

Disabilità e abilismo

In Italia, le persone con disabilità della comunità LGBTQIA+ vivono una condizione di marginalizzazione aggravata da un sistema sociale, culturale e istituzionale che non riconosce pienamente, ancora ad oggi, la loro autodeterminazione.

Le barriere architettoniche e comunicative limitano l’accesso agli spazi di socialità, ai servizi sanitari inclusivi e alle manifestazioni pubbliche, rendendo difficile la partecipazione attiva alla vita comunitaria. La narrazione dominante sulle persone con disabilità le dipinge spesso come asessuate o prive di un’identità di genere autodeterminata, contribuendo a un isolamento che si riflette anche nell’assenza di rappresentazione nelle politiche di inclusione. Inoltre, il sistema di assistenza italiana, basato su un modello paternalistico, spesso impone limitazioni alla libertà affettiva e sessuale delle persone con disabilità, ostacolando il diritto a vivere relazioni e percorsi di transizione in modo indipendente.

La lotta all’abilismo contro ogni forma di discriminazione e pregiudizio nei confronti delle persone con disabilità è per noi una priorità, oltre all’abbattimento delle barriere architettoniche e culturali che spesso impediscono loro di vivere pienamente la propria vita e costruirsi un progetto di vita completo e soddisfacente.

Vogliamo che le persone con disabilità abbiano la possibilità di esprimere liberamente il proprio corpo e il proprio orientamento sessuale, poiché molto spesso subiscono discriminazioni multiple che impattano negativamente sulle loro relazioni e sul benessere psico-emotivo. Per questo, chiediamo di istituire, anche in Italia, la figura dell’assistente sessuale per le persone con disabilità (O.E.A.S. – Operatore all’Emotività, all’Affettività e alla Sessualità), un professionista formato sia dal punto di vista teorico sia da quello psico-corporeo sui temi della sessualità.

Questa figura può supportare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico-cognitiva nel vivere esperienze erotiche, sensuali e sessuali in un contesto di rispetto e autodeterminazione.

È una nostra priorità garantire libertà di scelta alla persona con disabilità, affinché possa vivere pienamente ogni aspetto della propria vita, compresa la sfera affettiva e sessuale, senza ostacoli imposti da pregiudizi e barriere culturali.

Linguaggio Inclusivo

Nel 2025 è stato vietato l’utilizzo della schwa e dell’asterisco nelle comunicazioni ufficiali, di fatto vietando il linguaggio inclusivo in sé, nonostante queste non rappresentassero un punto di arrivo dell’indagine, ma al contrario una ‘prova pratica’ di partenza. Noi riteniamo che sia uno strumento importante per permettere di dare luce a delle identità che non hanno mai trovato un raffronto lessicale della propria individualità. Il linguaggio crea, il linguaggio definisce, e pertanto non può essere escludente.

Chiediamo pertanto che venga revocata la legge in merito al linguaggio inclusivo, e che si cominci un percorso che porti a delle soluzioni il meno escludenti possibile per esprimere il genere nel linguaggio.

Grassofobia e corpi non conformi

La società in cui viviamo è per lo più rappresentata da una sola idea di corpo, quella che poi è ideologicamente diventata lo stereotipo ideale di canone estetico di bellezza socialmente. Magrə, muscolosə, altə, pelle liscia, bel sorriso. Il mondo non è realmente così! Chiediamo che si rifletta sulla rappresentazione di tutte le persone, a partire dalle immagini pubblicitarie per arrivare a modellə e atletə. Chiediamo che i corpi non conformi non vengano ghettizzati, che le persone possano essere incluse non in categorie a parte ma ovunque come normalità, lo chiediamo per l’accettazione sociale dei corpi non conformi rivendicando l’esigenza di un’aggravante in caso di episodi di violenza, fisica e non, causati dalla non conformità!

Legge su eutanasia e suicidio assistito

Chiediamo l’approvazione di una legge che garantisca allə cittadinə anche il diritto alla libera scelta ed all’autodeterminazione per quanto riguarda il fine vita, affinché porre fine ad agonie prolungate e ad accanimento terapeutico diventi una possibilità concreta.

Salute mentale

Chiediamo che venga riconosciuto il diritto di tuttə ad accedere a percorsi di accoglienza e sostegno psicologico.

I fondi stanziati con il Bonus Psicologo risultano insufficienti e la capacità di risposta in corrispondenza alla richiesta è sempre più inefficace e insufficiente, non permettendo al SSN di rispondere a tutte le richieste. Nel 2024 il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha infatti dichiarato che il personale che si occupa di salute mentale compone solo lo 0,8% del personale impiegato dal SSN.

Chiediamo una maggior organizzazione delle risorse professionali e dei fondi stanziati per garantire a tuttə il diritto alla salute mentale.

Alla luce di ciò chiediamo inoltre l’apertura di un dialogo in merito alla garanzia a tuttə di unə psicologə di base che possa aiutare ogni persona a monitorare la propria salute: per le diagnosi, la prevenzione, la riabilitazione, la cura, per il riconoscimento dei propri diritti, anche per ciò che concerne le esigenze lavorative, come per le esenzioni dell’invalidità psichica-mentale che non possono continuare a rimanere un privilegio di chi ha già accessibilità economica.

Chiediamo inoltre che nei percorsi di laurea e di aggiornamento professionale vengano introdotte formazioni specifiche sulle tematiche LGBTQIA+, per fornire un supporto più accogliente alle persone della comunità che per qualsivoglia motivo abbiano la necessità di accedere a servizi sanitari di ogni sorta e per evitare che si prosegua nell’applicazione di interventi inefficaci, errati o addirittura pericolosi, come nel caso delle teorie riparative.

Non monogamie

Desideriamo che si prenda consapevolezza sul concetto dominante di coppia e che si realizzi una destrutturazione di questo pilastro ad oggi angusto per numerose persone.

Chiediamo una riforma del diritto di famiglia che porti alla luce i rapporti di mutua assistenza tra le persone senza i vincoli stringenti degli istituti ad oggi riconosciuti.

Desideriamo il riconoscimento giuridico e la tutela delle relazioni poliamorose e non monogame. Questo riconoscimento deve puntare a garantire l’esercizio dei diritti civili di tutte le componenti delle relazioni non monogame oltre allo loro piena dignità sociale quali forme di solidarietà e affetto di tipo familiare.

Conflitti nel mondo

Manifestiamo per la fine di tutte le guerre con grande rispetto per l’autodeterminazione dei popoli riconoscendo il diritto di difendersi ed invitando le parti in causa in ogni guerra a trovare soluzioni pacifiche di risoluzioni dei conflitti.

Manifestiamo per chiedere con forza l’autodeterminazione del popolo palestinese, sotto scacco degli interessi imperialisti israeliani e americani, vittima di un genocidio di decenni.

Chiediamo di fermare l’imponente moto di disinformazione, censura ed omissione che i media stanno applicando a tutela degli interessi politici e commerciali anche del nostro Paese. Chiediamo una informazione giusta e imparziale, non politicizzata.

Antispecismo e alternative alimentari

Sosteniamo tutte le forme di esistenza umane e non umane e desideriamo l’uguaglianza per tutti gli esseri senzienti. Anche per questo chiediamo maggiori alternative da mettere nelle nostre tavole e che si crei una maggiore consapevolezza sui meccanismi che portano le persone a consumare carne e derivati animali.

Pretendiamo che venga messo fine al finanziamento pubblico agli allevamenti e desideriamo vedere la scomparsa dei luoghi in cui gli animali vengono allevati nel nome del profitto e dello sfruttamento.

Chiediamo che si spinga per l’inserimento di una percentuale minima di prodotti veg tra cui scegliere. Rivendichiamo quest’obbligatorietà per l’inclusione delle persone che mettono in atto stili di vita consapevoli e paralleli, per sensibilizzare e normalizzare l’utilizzo di prodotti non derivanti da esseri senzienti, per poter ridurre l’inquinamento causato dalla produzione di prodotti di origine animali.

Diritto di voto

Chiediamo il diritto di voto per qualsiasi cittadinə anche al di fuori del proprio comune di residenza. Chiediamo che si possa esprimere il voto ovunque, anche digitalmente tramite identità digitale o altri strumenti utili a garantire l’accesso a questo diritto fondamentale a persone con disabilità motoria, spesso impossibilitate nell’essere accompagnate o che risiedono in luoghi dove non esistono mezzi pubblici o comunque non accessibili e che permetta anche alle persone fuorisede di esercitare il diritto garantito dalla Costituzione.

Le Marche

In questo 2026 abbiamo scelto di continuare a portare avanti la nostra battaglia per i diritti umani, civili e sociali e di sottolineare l’importanza dei desideri e del piacere. Vogliamo rimarcare il diritto a realizzare i nostri desideri, alla possibilità di scegliere quello che meglio riteniamo adatto a noi stessə nella vita.

Il diritto alla possibilità è l’umana libertà.

Resistiamo orgogliose e a voce alta.

Quest’anno la giornata conclusiva del Marche Pride sarà ad Ancona il 6 Giugno.

Il nostro è un Pride che ha l’ambizione di rappresentare e unire tutta la comunità delle Marche, muovendosi all’interno della Regione e toccando diversi territori, sia con gli eventi nei mesi precedenti, sia con il corteo finale.

Dopo una prima edizione nel 2019 ad Ancona, quella online nel pieno della pandemia da Covid nel 2020, quella stanziale ad Ancona nel 2021 per tornare ad occupare lo spazio pubblico, a Pesaro nel 2022, ci siamo spostatə poi a Civitanova Marche nel 2023, per poi risalire nel Capoluogo di Regione nel 2024 e ritornare a Pesaro nel 2025.

Quest’anno l’orgoglio della comunità LGBTQIA+ torna ad Ancona il 6 Giugno per lanciare un messaggio forte alla politica: non permetteremo che ci vengano tolti cultura, libertà, spazi e voce.

Ogni persona LGBTQIA+* combatte per la propria libertà ed autodeterminazione – quella che ciascuna di noi vive come un conflitto interiore, quest’anno lo faremo diventare una Lotta Manifesta.

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Il Comitato Marche Pride nasce allo scopo di organizzare e promuovere il Marche Pride 2019. Il Coordinamento raccoglie le associazioni marchigiane LGBTQIA+ e diverse associazioni attive impegnate nella tutela dei diritti umani, dei diritti civili, dei diritti sociali e della cultura della laicità. 

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